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Storia Vinicola Siciliana

È storicamente provato che i primi coloni greci giunti a Naxos si siano dedicati professionalmente alla coltivazione della vite. Infatti il culto di Dioniso e dei vini pregiati s’inestò dalla Naxos delle isole Cicladi alla nuova colonia. Sulle monete di “Tauromenium” (Taormina) veniva raffigurata la testa del dio del vino, e leggenda vuole che Dioniso in persona si sia spinto nella valle del fiume Alcantara per la curiosità d’assaggiare il vino generato dalla vite “Eugenia”. È invece storica la testimonianza del poeta greco Esiodo, che cita il dolcissimo “Biblico” giunto nell’Ellade da Siracusa, progenitore del Moscato. Furono i Fenici a diffondere via mare i vini siciliani, facendone uno dei prodotti più importanti degli scambi commerciali dell’epoca. Tra il III e il II sec. a.C. l’enologia isolana entrò in crisi quando, in seguito alle guerre d’occupazione romana e alla politica dell’Urbe, si privilegiò lo sfruttamento della terra di Sicilia per colture cerealicole. Fortunatamente i grandi vini dell’isola non scomparvero, come testimoniava la predilezione di Giulio Cesare per il Mamertino e di Plinio per il Taormina bianco, ottenuto da vitigni come Catarratto, Carricante, Grillo, Inzolia e Minella. Con la caduta dell’Impero Romano l’isola fu teatro delle invasioni barbariche e delle dominazioni arabe che quasi cancellarono la vite. La situazione tornò favorevole dal ‘400, quando dai porti siciliani ricominciarono a salpare navi cariche di vini: leggeri dell’Etna, alcolici di Trapani e Palermo, aromatici di Catania e Pantelleria. Già alla fine del secolo successivo sia Sante Lancerio che successivamente il Bacci scrissero giudizi positivi sui vini siciliani. Da fine ‘700 i grandi movimenti delle flotte inglesi favorirono il sorgere dell’industria enologica sicula incentrata sul Marsala. Fu proprio questo vino il protagonista del brindisi fatto da Dumas con Garibaldi per celebrare la conquista di Palermo da parte dei Mille. Poi, dal 1870 e negli anni successivi, in seguito alla distruzione di gran parte dei vigneti francesi per la fillossera e la peronospora, la produzione sicula costituì un’importante fonte d’importazione per gli industriali francesi. La Sicilia sembrava relegata al ruolo di terra di vini bianchi e di vini da meditazione come il Marsala o il Passito di Pantelleria; nell’ultimo scorcio del ‘900 invece ha espresso grandi vini da uve internazionali come Chardonnay, Merlot e Cabernet Sauvignon, così come grandi rossi da uve autoctone quali Nero d’Avola, Frappato e Nerello Mascalese.

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